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Quaderni di Formazione online

Periodico di formazione on line a cura del centro studi e iniziative per la riduzione del tempo individuale di lavoro e per la redistribuzione del lavoro sociale complessivo

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Prima che giunga il termine

Riflessioni odierne sulla difficoltà di spingersi

 

Oltre il pieno Impiego

Pur disponendo di una teoria della crisi e della nuova base della ricchezza

 

Capitolo 4

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Presentazione

 

Pubblichiamo di seguito il quarto capitolo del testo Oltre il pieno impiego, col quale ha inizio la seconda parte dello scritto.  Per comprendere quello che è descritto come “il paradigma implicito nella strategia del pieno impiego” di impostazione keynesiana, bisogna aver chiaro qual è, nella ricerca scientifica, il ruolo di un paradigma.   Il concetto, di derivazione greca è composto da parà (oltre) e deiknyo (mostro) e si riferisce “ad un modello o uno schema accettato che costituisce lo strumento per un’ulteriore articolazione e determinazione della ricerca sotto nuove o più restrittive condizioni”. (Thomas Kuhn 1962)

   Come aveva già sottolineato Fleck nell’ormai lontano 1935 la ricerca non è mai un procedere casuale, bensì sempre una percezione orientata, che cerca di individuare la forma del fenomeno al quale si riferisce.  Se Keynes, dal 1929, propose un intervento diretto dello stato per perseguire il superamento della disoccupazione, non fu dunque per un generico appello alla volontà politica, bensì perché aveva cominciato ad individuare il nesso paradigmatico che legava la riproduzione del lavoro alla soddisfazione dei bisogni.

Glosse (auto)critiche

 

Nel capitolo riprodotto ci si riferiva alla possibile resistenza ad accettare l’ipotesi dell’insorgere di una crescente difficoltà di riprodurre il lavoro in maniera nient’affatto allarmata. Come se il crollo del paradigma sul quale ha sin qui poggiato l’organizzazione della vita sociale avrebbe finito con l’essere accettato pacificamente. L’evoluzione dei quarant’anni successivi alla stesura di quelle riflessioni ha dimostrato che si trattava di una fiducia del tutto infondata.

Da allora infatti non c’è stata, fino ad oggi, una qualsiasi tendenza a raccogliere l’indicazione di Keynes del 1930 che noi, suoi nipoti, avremmo dovuto “imparare a spalmare il pane del lavoro residuo, redistribuendolo il più ampiamente possibile sul burro della ricchezza che sarebbe scaturita dalla nostra produttività”.  Ciò accade perché gli esseri umani, che hanno imparato, negli ultimi due secoli, a sviluppare quella forma di attività produttiva che chiamiamo lavoro, come loro pratica normale, non siamo nemmeno lontanamente in grado di sperimentare i suoi limiti.

Mentre il testo affrontava adeguatamente il punto della configurazione storica di quella modalità produttiva, eludeva quasi del tutto il problema delle resistenze ad accettare il suo carattere transeunte.  Nel corso dei decenni successivi, specialmente con il testo L’uomo sottosopra, e con la terza parte di Quel pane da spartire (pubblicati nei precedenti quaderni di formazione) abbiamo approfondito questa tematica.  Essa tuttavia ha bisogno di ulteriori approfondimenti, sui quali il gruppo di ricerca dell’ARELA sta attualmente lavorando.

Ultima modifica: 12 Settembre 2022