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Quaderni di Formazione online

Periodico di formazione on line a cura del centro studi e iniziative per la riduzione del tempo individuale di lavoro e per la redistribuzione del lavoro sociale complessivo

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Prima che giunga il termine

Riflessioni odierne sulla difficoltà di spingersi

 

Oltre il pieno Impiego

Pur disponendo di una teoria della crisi e della nuova base della ricchezza

 

Capitolo 9

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Presentazione

 

Pubblichiamo di seguito il nono capitolo del testo del 1983. In esso veniva approfondito il fulcro interpretativo della situazione contraddittoria nella quale la società era piombata con la crisi del keynesismo. Com’è noto, in quegli anni doveva ancora esplodere la sbornia neoliberista, che, dopo la caduta del muro di Berlino, ha preteso di realizzare un nuovo sviluppo sulle vecchie basi.

Tutti, inclusi i sindacati, parlavano del bisogno di fare “sacrifici”, di affidarsi ad una politica dell’austerità. Nel testo, facendo appello agli insegnamenti di Marx e di Keynes, si rovesciava il ragionamento. La società stava attraversando una crisi perché non aveva ancora sviluppato la capacità di far operare produttivamente le forze produttive sociali conquistate nella fase storica precedente.

 

 

Glosse (auto)critiche

 

Se sul piano analitico l’argomentazione del capitolo nono è svolta in modo indubbiamente coerente, manca tuttavia una componente essenziale dell’argomentazione: un approfondimento delle resistenze culturali che impediscono, o quanto meno ostacolano, la metabolizzazione del discorso. Ne deriva che se l’argomentazione è certamente esplicativa, tuttavia essa non riesce ad essere allo stesso tempo persuasiva.

La differenza non è di poco conto. Il lettore che si è trovato di fronte l’affermazione che, negli anni ottanta, era sopravvenuta una crisi sociale, non per questo era consapevole che in genere in queste situazioni la tendenza prevalente è quella di credere di poter far fronte alla situazione con il bagaglio culturale di cui si è depositari. Accade così che il contrasto sociale opera in modo ripetitivo: i progressisti sperano di poter far valere quelle pratiche sociali che nella fase precedente avevano garantito uno sviluppo, i conservatori spingono, invece, per portare la società più indietro, perché per loro sarebbero stati proprio i cambiamenti introdotti in quella fase a determinare il disastro. L’opposizione si presenta così come una mera coazione a ripetere i contrasti del passato, facendo dissolvere la condizione essenziale per affrontare e superare la crisi: l’emergere di un orientamento esplorativo, indispensabile per elaborare le soluzioni ai problemi emersi. Se, come crediamo, la crisi attuale non è altro che la manifestazione non solo del problema del disgregarsi dei rapporti capitalistici, ma anche della progressiva perdita di efficacia della strategia keynesiana con la quale si è affrontata quella disgregazione, le condizioni del superamento della crisi non possono essere individuate all’interno delle forme culturali che abbiamo ereditato. Ma ciò determina il sopravvenire di uno svuotamento, che la maggior parte degli esseri umani trova intollerabile. Per questo la situazione marcisce, e il senso di impotenza nella società prende il sopravvento.

Ultima modifica: 06 Novembre 2022