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Il Comunista negato

Un soggetto in bilico tra regresso e coazione a ripetere

 

Quaderno Nr. 7/2017

Formazione online - Periodico di formazione on line a cura del centro studi e iniziative per la riduzione del tempo individuale di lavoro e per la redistribuzione del lavoro sociale complessivo

 

 

 

GIOVANNI MAZZETTI

2017

2016

Presentazione

Quando cadde il muro di Berlino, e i paesi del cosiddetto comunismo reale attraversarono un profondo cambiamento sbarazzandosi dei preesistenti regimi, l’Associazione per la Redistribuzione del lavoro aveva appena avviato il suo cammino con la pubblicazione dei primi due libri dedicati ai profondi mutamenti che stavano intervenendo nel processo della riproduzione del lavoro. Ma il rivoluzionamento politico in corso, col crollo della prima disastrosa esperienza di comunismo, imponeva di non eludere un confronto approfondito con quanto stava accadendo. Il gruppo di ricerca dell’epoca si concentrò così su un’analisi delle cause del crollo di quei regimi e sulle ripercussioni che probabilmente avrebbero avuto sui paesi del mondo occidentale. Questo lavoro, durato tre anni, portò alla pubblicazione di due testi: Dalla crisi del comunismo all’agire comunitario (Editori Riuniti) e L’uomo sottosopra (Manifestolibri), oltre alla pubblicazione di numerosi saggi su giornali e riviste tesi ad approfondire singoli aspetti della questione.

Nonostante quelle riflessioni avessero una buona circolazione non trovarono un terreno favorevole al loro attecchimento, né sollecitarono una confutazione critica.  D’altronde, invece di sfociare in un nuovo approccio culturale, la crisi del comunismo si trasformò pian piano in un progressivo sfilacciamento delle precedenti convinzioni e dei valori che le accompagnavano.

Il saggio che offriamo con questo quaderno, dopo una piccola revisione stilistica, fu pubblicato nel giugno del 1992 dalla rivista Democrazia e diritto, del Centro per la Riforma dello Stato. In qualche modo anticipava il fenomeno che si è poi verificato, di una progressiva dissoluzione di ogni progetto alternativo a quello che era entrato in crisi in quegli anni.

Se si tiene presente che solo qualche anno prima un terzo degli italiani aveva votato per il Partito Comunista e quest’organizzazione godeva di un popolo di 1.500.000 di militanti, l’esito di quelle vicende può apparire incomprensibile. Nel saggio si spiega, invece, perché esso sarebbe stato inevitabile se quei militanti e quei simpatizzanti non avessero saputo comprendere la crisi che aveva investito la società all’epoca, della quale la caduta dei regimi dell’Est costituiva solo un sintomo.

 

Quanti sono interessati ad approfondire i problemi contenuti nei testi di volta in volta proposti possono farlo scrivendo a bmazz@tin.it.

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