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Quaderni di Formazione online

Periodico di formazione on line a cura del centro studi e iniziative per la riduzione del tempo individuale di lavoro e per la redistribuzione del lavoro sociale complessivo

QUADERNI 2018

QUADERNI 2017

 QUADERNI 2016

Quel Pane da spartire - Teoria generale della necessità di redistribuire il lavoro

(IV Parte)

 

GIOVANNI MAZZETTI

Occorrerebbe inoltre indagare se le diverse forme del denaro - moneta metallica, carta moneta, moneta di credito, denaro-lavoro (quest'ultimo come forma socia¬lista) - possono raggiungere ciò che da esse si pretende senza sopprimere lo stesso rapporto di produzione espresso dalla categoria denaro, e se in tal caso, d'altra parte, non è di nuovo una pretesa autodistruttiva quella di voler prescindere, attraverso la trasformazione formale di un rapporto, dalle condizioni essenziali del mede¬simo. Le varie forme del denaro possono anche corrispondere meglio alla produzione sociale a vari livelli; e l'una può eliminare inconvenienti per i quali l'altra non è matura; ma nessuna, finché esse rimangono forme del denaro, e finché il denaro rimane un rapporto di produzione essenziale, può togliere le contraddizioni inerenti ad esso.

 

Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica

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Presentazione

 

È insieme divertente e fonte di disperazione osservare in che modo i Cinque Stelle stanno attualmente procedendo nel loro tentativo di dare attuazione a ciò che hanno astrattamente definito come “reddito di cittadinanza”. È palese che nessuno di loro, o dei loro consiglieri, aveva mai riflettuto concretamente sulla “parolina” con la quale cercavano di definire la proposta di governo che avevano in mente. Come avevamo sottolineato in Quel pane da spartire ormai vent’anni fa, la maggior parte dei sostenitori di questa proposta non ha mai riflettuto sulle condizioni sottostanti alla praticabilità o meno di questa strategia e i Cinque Stelle non hanno fatto eccezione. Hanno così finito col declassare la roboante prospettiva di un reddito di cittadinanza alla prosaica indennità di disoccupazione, pretendendo però di continuarla a chiamarla col titolo onorifico che le hanno affibbiato. In sé un intervento diretto a garantire quest’indennità è cosa molto positiva e, anzi, giunge troppo tardi nella nostra storia. Ma bisogna anche muovere dalla consapevolezza dei limiti che le corrispondono e le ragioni che la impongono. Ciò che i Cinque Stelle sono lungi dal mostrare perché il problema della crescente difficoltà di riprodurre il lavoro salariato trascende il loro orizzonte culturale.

Collocando l’attuazione pratica all’interno di quell’approccio teorico noto come Workfare, essi in realtà trattano, seppur involontariamente, la disoccupazione come una colpa, e accompagnano il provvedimento a condizioni che rischiano di causare contraddizioni notevoli. Infatti, l’abbinamento dell’indennità con i corsi di formazione dimostra che essi non hanno memoria di come questa pratica è ripetutamente sfociata in una sarabanda di attività prive di senso, che possono solo frustrare ulteriormente i disoccupati. Per non parlare della condizione di far svolgere ai percettori dell’indennità un certo numero di ore di cosiddetti “lavori socialmente utili” presso le istituzioni comunali.

L’autore di Quel pane da spartire ha a suo tempo avuto l’incarico sia di fare corsi di formazione per i giovani che fruivano dell’indennità della legge 285/1977, sia di organizzare attività socialmente utili, sperimentando l’impossibilità di procedere sensatamente in quella direzione.

Da quell’esperienza è scaturita l’argomentazione critica relativa all’istituto del reddito di cittadinanza e ai lavori socialmente utili svolta nel testo e riprodotta in questo quaderno.

C’è solo da aggiungere che se nel 1998, quando il testo fu pubblicato, il confronto culturale somigliava al concerto di un’orchestra stonata, oggi le cose sono peggiorate sensibilmente e i musicanti sbraitano gli uni contro gli altri cercando colpevoli per l’impotenza causata dall’inconsistenza del loro stesso pensiero.

INDICE DELL'INTERA OPERA PUBBLICATA IN 4 QUADERNI

 

Quaderno 7/2018

INDICE

Premessa

Quel pane da spartire

 

Introduzione

II nocciolo della questione - L'impossibilità di espandere i! lavoro: stato stazionario o crisi? - Come battersi per la redistribuzione del lavoro? - La necessità di una teoria

 

Parte prima     Preliminari

1.  Il primo scoglio da superare

La disoccupazione e il senso comune - La disoccupazione come contraddizione - Gli inutili appelli alle responsabilità

2. Il processo di riproduzione del lavoro e i suoi momenti

II momento dei bisogni - II momento dell'oggetto del lavoro - II momento degli strumenti del lavoro - II momento della forza-lavoro - L'insieme dei quattro momenti

 

Quaderno 8/2018

Parte seconda     Verso una comprensione dell'attuale disoccupazione di massa

3. Lavoro e capitale

La forza-lavoro come merce - Ciò che è implicito nel rapporto mercantile - II lavoro come forza produttiva del capitale

4. La ricchezza del capitale e i limiti della sua riproducibilità

II predominio della forma valore - Lavoro necessario e accumulazione - I limiti propri del rapporto di valore

5.  Il problema dell'innovazione tecnica

II problema nella sua forma astratta - Lavoro risparmiato e lavoro reimpiegato - I presupposti dell'incremento della produttività del lavoro - I motivi dell'innovazione tecnica come fatto strutturale - Che fine fa la forza-lavoro resa disponibile?

 

 

Quaderno 9/2018

6. La rivoluzione keynesiana e la soluzione del problema connesso al continuo aumento della produttività

II rifiuto della contraddizione - Una fede nella produttività - Quando la fede nella produttività ha un senso - L'emergere del problema della domanda - Come il mancato consumo può limitare la produzione - La duplice natura del rapporto di denaro - Risparmio e riproduzione sociale - II problema del salvadanaio - Ma è sempre possibile investire su scala allargata? - II capitale tra riproduzione presente e riproduzione futura - II problema dell'abbondanza di capitale - II bisogno di una nuova misura della ricchezza

7.   Lo sviluppo dello Stato sociale

Misura e natura del cambiamento - Mutamenti di atteggia¬mento nei confronti della disoccupazione - Verso una politica del pieno impiego - La questione a monte della politica del pieno impiego - II passaggio cruciale verso il pieno impiego - II potere proprio dello Stato sociale - Necessità del deficit - II problema del denaro con cui pagare il deficit - Crescita del deficit e debito pubblico

8. La crisi dello Stato sociale e il ripresentarsi della disoccupazione di massa

L'arricchimento garantito dallo Stato sociale - I limiti propri dello Stato sociale - II precipitare della crisi - II reimporsi del rapporto mercantile - Perché la crisi dello Stato sociale era inevitabile

 

Quaderno 10/2018

Parte terza: Quali rimedi alla disoccupazione di massa?

9. Il problema delle priorità strategiche

Un motivo suonato da una orchestra stonata - Perché è necessario imparare ad ascoltare - Un quadro generale delle forze che si battono contro la disoccupazione

10. Il reddito di cittadinanza

Una confusione da evitare - Un possibile elemento contraddittorio – Un’obiezione spesso avanzata dai sostenitori del reddito di cittadinanza - II reddito garantito e le attività utili - La libertà che cerca di esprimersi attraverso il reddito garantito - Perché non è possibile cominciare dal reddito - Il punto debole della proposta del reddito garantito

11. I lavori socialmente utili o concreti

Una precisazione essenziale - II contenuto della proposta e i problemi che pone - La questione dello spreco - I problemi sottostanti allo spreco - Che cosa vuoi dire pro¬durre in forma socialmente utile? - La veste sociale del valore d'uso - Stato sociale e individuo sociale - In quale luogo va affrontato il problema dell'utilità sociale dell'attività? - L'errore cardinale dei sostenitori dei lavori socialmente utili - Perché i lavori socialmente utili rappresentano una non soluzione - Un passaggio risolutivo - Quali ipotesi per un'alternativa?

12. Come si pone il problema della redistribuzione del lavoro

Perché non basta dire: «lavorare meno, lavorare tutti» - Per rendere il conflitto produttivo - I tratti comuni e la differenza essenziale

 

... Nei prossimi quaderni ...

Parte quarta: Quel pane da spartire

13. Quale libertà nella redistribuzione del lavoro?

Progresso tecnico e problematicità dello sviluppo - Implicazioni dello sviluppo capitalistico - I mutamenti che intervengono nello sviluppo - La questione delle forme della soggettività - Soggettività ed essere sociale - La riduzione del tempo di lavoro tra libertà e necessità - La teoria dei due mondi - Microcosmo e macrocosmo ovvero il rapporto che intercorre tra individuo e società - Essere sociale e universalità degli individui - Contro l'idealizzazione del microsociale

14. Perché la riduzione del tempo di lavoro deve intervenire a parità di salario

II duplice rapporto implicito nel lavoro - Le ingannevoli mediazioni tra il dare e l'avere - Svolgimenti contraddittori del dare e dell'avere - La preparazione al cambiamento: il fordismo - II rovesciamento di prospettiva implicito nel keynesismo - I mutamenti nei rapporti di proprietà impliciti nello Stato sociale - La questione del prelievo - II rapporto lavoro morto/lavoro vivo, ovvero la chiave di lettura del-l'aumento di produttività - L'appropriazione collettiva del plusprodotto - L'affermarsi dello Stato asociale e il riemergere della disoccupazione

 

Conclusioni

Le condizioni per rivendicare la riduzione del tempo di lavoro - Riduzione del tempo di lavoro e genesi dell'individuo sociale - La redistribuzione del lavoro, cruna per lo sviluppo

Ultima modifica: 31 Ottobre 2018