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Quaderni di Formazione online

Periodico di formazione on line a cura del centro studi e iniziative per la riduzione del tempo individuale di lavoro e per la redistribuzione del lavoro sociale complessivo

QUADERNI 2019

QUADERNI 2018

QUADERNI 2017

 QUADERNI 2016

In questa sezione vengono pubblicati dei saggi finalizzati all’attività di formazione on-line da parte del Centro Studi. Si prevede la pubblicazione a cadenza almeno mensile di documenti che in qualche modo inquadrino in modo semplice il problema della necessità di redistribuire il lavoro.

Quanti sono interessati ad approfondire i problemi contenuti nei testi di volta in volta proposti possono farlo scrivendo a bmazz@tin.it.

Dalla crisi del comunismo all'agire comunitario

Pubblichiamo qui di seguito in quattro parti il testo Dalla crisi del comunismo all’agire comunitario, edito nel 1992 dagli Editori Riuniti. In conclusione verrà aggiunto un Postscritto per ripercorrere criticamente il sentiero che è seguito all’esplodere di quella crisi.  Il testo fu scritto nel pieno della svolta che portò alla scomparsa del PCI, ma risulta più che mai attuale, perché anticipava molti dei disastri che hanno caratterizzato l’evoluzione successiva.  Ma soprattutto aveva previsto che la strada che si cercava di imboccare era preclusa perché la società era incappata in un processo di decadenza che imponeva cambiamenti strutturali, che non potevano essere compiuti ferma restando la base data.  L’esatto opposto di quello che si è cercato di fare con la svolta occhettiana-veltroniana-d’alemiana.

D’altra parte, coloro che hanno imboccato una strada alternativa, dando vita a Rifondazione comunista non si sono in alcun modo mostrati all’altezza del compito che volevano assumersi, visto che hanno prevalentemente operato con una continuazione inerziale del precedente approccio politicistico.

Per una critica argomentata degli eventi rinviamo il lettore al Postscritto al quale abbiamo accennato.

Dovremmo forse negare che il comunismo è un'importante questione contemporanea solo perché non è una questione elegante, perché porta biancheria sporca e non olezza di fiori.

Karl Marx 1842

 

 

Una questione d'attualità ha in comune con ogni questione giustificata dal suo contenuto, quindi razionale, la sorte che non la risposta, ma la questione stessa rappresenta la difficoltà capitale. La vera critica analizza perciò non le risposte, ma le domande.

Karl Marx 1842

 

 

Per convincere qualcuno della verità, non basta constatare la verità, occorre invece trovare la via dall'errore alla verità.

Ludwig Wittgenstein 193

 

 

Quel Pane da spartire

Teoria generale della necessità di redistribuire il lavoro

C'era la volontà, ma mancava la capacità.

Karl Marx, Manoscritti del 1844

 

II tempo è lo spazio per lo sviluppo delle capacità.

Karl Marx, Teorie sul plusvalore, 1862

La redistribuzione del lavoro, cruna per lo sviluppo

 

Non saremo certamente noi a negare che questa tendenza è stata ed è largamente presente nella società. Il movimento dei lavoratori, i movimenti ambientalisti e quelli femministi, così come quelli dei giovani, hanno più volte manifestato, nel corso degli ultimi tre decenni, un rapporto critico con il sistema dei bisogni in generale. Essi hanno tuttavia sottovalutato un aspetto essenziale della trasformazione per la quale si battevano, e cioè che essa non poteva intervenire senza la produzione di uno spazio sociale nel quale quella elaborazione potesse essere coerentemente praticata. In altri termini essi hanno agito come se i bisogni dei quali si facevano portatori avessero già una forma corrispondente alle condizioni della loro soddisfazione, e cioè fossero già in grado di trascendere i limiti propri della forma denaro.

Com'è noto, però, nonostante la grande forza con la quale si è cercato di farli valere, questi bisogni hanno finito col restare in gran parte insoddisfatti. La ragione di questo fallimento va a nostro avviso ricercata proprio nel fatto che essi non hanno conquistato una base sociale coerente, e cioè che li si è formulati in maniera idealistica, ignorando completamente il problema della loro forma produttiva. Ciò ha fatto sì che, mentre da un lato venivano immaginati come espressione di una nuova universalità, decadessero di volta in volta a forme particolari della ricchezza, incapaci di sovrastare l'universalità del denaro.

Ma in che modo questi bisogni possono conquistare una forma produttiva coerente con la loro natura? Come possono mediare uno sviluppo delle capacità umane che è fine a se stesso, e cioè tale da determinare la produzione di una ricchezza che non prende più corpo in una situazione di miseria generalizzata e che quindi non esprime solo uno stato di necessità? La risposta è relativamente semplice: riconoscendo che l'elemento che potenzialmente li accomuna è quello della ricerca di una libertà nuova. Una libertà attraverso la quale il soggetto non agisce più in modo da assicurare la riproduzione altrui solo per assicurare la propria, e non produce per gli altri solo in quanto produce per se stesso. Il carattere della nuova universalità, tesa a conquistare alla produzione un terreno più vasto di quello praticabile attraverso il denaro, sta dunque nel fatto che il soggetto, da un lato, riconosce la natura storico-sociale dei suoi bisogni e proprio per questo accetta di porre, dall'altro lato, la loro soddisfazione come un problema che prende corpo già nel momento della loro stessa formulazione. Vale a dire che il carattere nuovo di questa ricchezza sta nel fatto che i singoli agiscono nella consapevolezza che gli ostacoli che si frappongono alla sua produzione emergono prima del momento della produzione vera e propria, e cioè nel momento dell'autoproduzione dei soggetti che stanno cercando di soddisfare i reciproci bisogni, e che quindi non basta cercare di accrescere il lavoro per produrla.

Proprio perché muove da questa esperienza, e fa del tempo disponibile la misura della possibilità di agire su questo momento antecedente al lavoro, la lotta per la riduzione del tempo di lavoro è la forma attraverso la quale il soggetto sviluppa una forma dell'individualità corrispondente al problema con il quale storicamente si confronta. La lotta per la riduzione del tempo di lavoro è dunque la lotta per la conquista della forma generale della ricchezza corrispondente alla soddisfazione dei bisogni nuovi e il soggetto che la pratica non è solo un portatore di questi bisogni, ma anche colui che sa riconoscere i vincoli ai quali essi debbono sottostare per essere realmente soddisfatti.

Certo gli individui possono continuare a considerare questo passaggio inessenziale, e battersi per la soddisfazione dei loro bisogni a prescindere dalla redistribuzione del lavoro e del tempo libero. Ma così facendo dimostreranno di ignorare le mediazioni attraverso le quali soltanto quei bisogni possono conquistare una forma che esprime l'umanità ancora da produrre. Sentendosi già liberi, non potranno «lavorare» a produrre la libertà che manca, e saranno condannati a soffrire della loro impotenza.

Inclusa ovviamente l'impotenza corrispondente al dilagare della disoccupazione di massa.

GLI ALTRI QUADERNI PUBBLICATI

 

Q. nr. 6/2018 – Gli ostacoli sulla redistribuzione del lavoro (IV e ultima Parte)

Q. nr. 5/2018 – Gli ostacoli sulla redistribuzione del lavoro (III Parte)

Q. nr. 4/2018 – Gli ostacoli sulla redistribuzione del lavoro (II Parte)

Q. nr. 3/2018 – Gli ostacoli sulla redistribuzione del lavoro (I Parte)

 

Q. nr. 2/2018 – Alla scoperta della Libertà che manca (V Parte)

Q. nr. 1/2018 – Alla scoperta della Libertà che manca (IV Parte)

Q. nr. 11/2017 – Alla scoperta della Libertà che manca (III Parte)

Q. nr. 10/2017 – Alla scoperta della Libertà che manca (II Parte)

Q. nr. 9/2017 – Alla scoperta della Libertà che manca (I Parte)

 

Q. nr. 8/2017 – Oltre la crisi del Comunismo

 

Q. nr. 7/2017 – Il Comunista negato – Un soggetto in bilico tra regresso e coazione a ripetere

 

Q. nr. 6/2017 – Oltre il capitalismo per scelta o per necessità? (Da l’uomo sottosopra) (Terza parte)

Q. nr. 5/2017 – Oltre il capitalismo per scelta o per necessità? (Da l’uomo sottosopra) (Seconda parte)

Q. nr. 4/2017 – Oltre il capitalismo per scelta o per necessità? (Da l’uomo sottosopra) (Prima parte)

 

Q. nr. 3/2017 – Quale prospettiva dopo la dissoluzione della politica? (Seconda parte)

Q. nr. 2/2017 – Quale prospettiva dopo la dissoluzione della politica? (Prima parte)

 

Q. nr. 1/2017 – Per comprendere la natura dello Stato Sociale e la sua crisi

 

Q. nr. 10/2016 – La crisi e il bisogno di rifondazione dei rapporti sociali - In ricordo di Primo Levi e Federico Caffè

Q. nr. 9/2016 –  1. L'individuo comunitario: una forza produttiva in gestazione? -

                         2. Il capitale è zoppo, non seguiamolo nella sua illusione di essere una lepre

Q. nr. 8/2016 - E se il lavoro fosse senza futuro? Perché la crisi del capitalismo e quella dello stato sociale trascinano con sé il lavoro salariato (Appendice)

Q. nr. 7/2016 - E se il lavoro fosse senza futuro? Perché la crisi del capitalismo e quella dello stato sociale trascinano con sé il lavoro salariato (V Parte)

Q. nr. 6/2016 - E se il lavoro fosse senza futuro? Perché la crisi del capitalismo e quella dello stato sociale trascinano con sé il lavoro salariato (IV Parte)

Q. nr. 5/2016 - E se il lavoro fosse senza futuro? Perché la crisi del capitalismo e quella dello stato sociale trascinano con sé il lavoro salariato (III Parte)

Q. nr. 4/2016 - E se il lavoro fosse senza futuro? Perché la crisi del capitalismo e quella dello stato sociale trascinano con sé il lavoro salariato (II Parte)

Q. nr. 3/2016 - E se il lavoro fosse senza futuro? Perché la crisi del capitalismo e quella dello stato sociale trascinano con sé il lavoro salariato (I Parte)

 

Q. nr. 2/2016 - La disoccupazione al di là del senso comune

Q. nr. 1/2016 - Meno lavoro o più lavoro nell’età microelettronica?

 

Ultima modifica: 30 Gennaio 2019