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“Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria... La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguano il loro compito con il minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà, che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità. Condizione fondamentale di tutto ciò è la riduzione della giornata lavorativa". (Karl marx - Il Capitale - Libro Terzo - Cap. 48 - Pag. 933 Editori Riuniti)

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La conferma intuitiva della sensatezza dell'approccio alternativo che qui proponiamo viene d'altra parte fornita proprio dalla storia.

Infatti attualmente un lavoratore lavora meno della metà del tempo rispetto ai lavoratori di inizio del secolo scorso, ma riceve in cambio un ammontare di beni e di servizi che è di trenta quaranta volte superiore.

Se esistesse un vincolo economico insuperabile, sulla base del quale ogni riduzione d'orario dovrebbe necessariamente comportare una diminuzione di salario, ciò sarebbe stato impossibile.

 

L'obiettivo di assicurare la riproduzione del lavoro necessario (incluso il miglior trattamento dei pensionati) e l'obiettivo di redistribuire fra tutti il tempo che non si riesce a trasformare nuovamente in lavoro, come tempo libero di ognuno, sono dunque due espressioni di un'unica e medesima individualità: la manifestazione del bisogno di riappropriarsi del tempo che lo sviluppo capitalistico ha reso disponibile, ma per il quale il capitale, al pari dello Stato, non sa più trovare un uso produttivo. Per questo i disoccupati e i pensionati possono e debbono trovare nella salvaguardia dei comuni interessi la base di una comune lotta. E gli stessi occupati debbono incontrarsi con loro, se non vogliono vedere peggiorare ulteriormente le loro condizioni di lavoro

Editoriali

Iniziative

 

Some thoughts on the end of economic growth

Riflessioni sulla fine della crescita economica (... link esterno)

Lavori socialmente utili o redistribuzione del lavoro ?

 

Ogni tentativo di trascendere il rapporto di lavoro salariato quando questo rapporto assicura il normale svolgimento della riproduzione degli

individui, e cioè l'accumulazione capitalistica procede senza intoppi, si risolve in uno sforzo donchisciottesco

Reddito di cittadinanza? Critica di una scorciatoia sbagliata

“Reddito minimo e il lavoro esce dalla schiavitù”, titola l’articolo di Piero Bevilacqua ...

Cu cu ... e il denaro non c'è più!

 

Il fondo-sermone di Sartori, «L'idea dei soldi come manna», pubblicato ...

L'esperienza svedese

La Svezia vuole le 6 ore: Lavorare meno e meglio, per avere più tempo per sé. Si moltiplicano nel Paese gli esempi di aziende che abbassano l'orario

La riduzione del tempo di lavoro sulle due sponde dell'Atlantico

Dialogo tra Benjamin Hunnicutt e Giovanni Mazzetti

Approndimenti:Critica della Decrescita

La riduzione delle ore di lavoro nella storia

Intervista a Giovanni Agnelli (Senior)

La Stampa della Sera del 29-30 Giugno 1932

 

Intervistatore: Ma praticamente quale dovrebbe essere ora il mezzo ?

Senatore Giovanni Agnelli: Ridurre le ore di lavoro, aumentando proporzionalmente il salario ...

Continua la lettura su

- Archivio Storico de La Stampa ...

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- Leggi la trascrizione dell'articolo

- Carteggio Einaudi - Agnelli (fonte www.luigieinaudi.it)

Luigi Eiunaudi - La questione delle 8 ore di lavoro

... ... credo che allora soltanto una legislazione sul lavoro, quale è quella vagheggiata dall’Albertini, sarà possibile quando le classi lavoratrici eserciteranno una pressione più forte sugli organi legislativi e saranno rappresentate più largamente nel Parlamento da deputati decisi a reclamare con insistenza quelle riforme che possano tornare utili agli operai ... Continua la lettura su ...

- Link esterno sul sito Critica Sociale

- Scarica il pdf dell'articolo di Luigi Einaudi

- Scarica il pdf del Libro La questione delle 8 Ore di Luigi Albertini

Il Capitale - Libro I Capitolo VIII - La giornata lavorativa

Tutti i limiti, di morale e di natura, di sesso e di età, di giorno e di notte, furono spezzati. Perfino i concetti di giorno e di notte, che nei vecchi statuti erano semplici, alla contadina, si confusero tanto che un giudice inglese del 1860 dovette ricorrere a un acume veramente talmudistico per spiegare "con valore di sentenza" quel che sia la notte e quel che sia il giorno. Il capitale celebrava le sue orge. ...

 

 

Continua la lettura su Capitolo VIII

Il Presidente dell’INPS è nudo

.... Si pensa di solito che, a differenza del volgo, l’intellettuale sappia accostarsi ai fenomeni approfondendoli criticamente. Dovrebbe cioè trascendere l’ingenuità dell’uomo della strada, che interpreta ciò che accade affidandosi acriticamente al sentito dire. Per questo, dopo un

trentennio di allarmi sulla previdenza, con ben sette interventi legislativi, i l governo Renzi ha recentemente pensato di mettere alla testa dell’INPS un intellettuale, il Prof. Tito Boeri. Peccato che le prime uscite pubbliche del nuovo presidente si limitino alla rimasticazione di frasi fatte, che non aiutano a superare le erronee banalità prevalenti tra gli ignoranti. Vedi amo di che cosa si tratta ...

Uscire dalla crisi ? Non c’è via maestra, né scorciatoie, solo impervi sentieri!

Chiunque abbia l’intenzione, o anche solo il bisogno, di far fronte alla crisi, deve ovviamente interrogarsi sulle vie da intraprendere per conseguire quel risultato, visto che nessuno può aspettarsi che venga da sé. Ed è in questo processo di sofferto confronto con la realtà che la società e gli individui che ne fanno parte possono dimostrare la loro maturità o il perdurare della loro immaturità. Nel quadro generale delle reazioni che si stanno susseguendo su questo terreno c’è innanzi tutto chi, privo di qualsiasi creatività, sostiene che la soluzione sia già nota da tempo, e si tratterebbe solo di “fare i compiti” corrispondenti per entrare in una nuova fase di prosperità. Come vedremo, costoro non hanno alcuna idea dei profondi cambiamenti intervenuti nel contesto umano ....

Nel mondo capovolto di Matteo Renzi

.... Ne è in qualche modo scaturita la convinzione che il rottamare corrisponda a nient’altro che al sostituire un’auto vecchia e malandata con una nuova fiammante. Ma questo è l’effetto di una distorsione dell’esperienza. In realtà il rottamatore non è né il concessionario che attua l’operazione di compravendita, né il produttore dell’auto nuova che va a sostituire la vecchia. Il rottamatore, che sta dietro all’intera operazione, è colui che riceve il sottoprodotto dei comportamenti altrui, in quanto si limita a far rottami del veicolo scartato. Dalle sue mani escono, pertanto, cose che non hanno più alcuna utilità, a meno che qualcun altro le impieghi in un nuovo processo produttivo ...

Non servono “moniti”, se manca una bussola!

Se la mia lettura del pensiero di Keynes è corretta, la crisi è la conseguenza di uno straordinario sviluppo: le condizioni economiche dei paesi sviluppati sono infatti cambiate così radicalmente da far emergere un’insormontabile difficoltà a riprodurre il lavoro salariato sulla scala necessaria a garantire il pieno impiego. Ma se questo è vero non si tratta affatto della questione del futuro dell’euro, bensì di quella del destino del rapporto di valore. Non è cioè la forma particolare del denaro ad essere messa in discussione, ma lo stesso rapporto di denaro nella sua generalità, perché in esso pretende di esprimersi l’universalità dell’attività produttiva degli esseri umani, mentre in realtà è solo una forma unilaterale e limitata delle capacità produttive, che non è più all’altezza dei bisogni in formazione ...

Ambivalenza dell'indifferenza

A mio avviso, se storicamente è giusto fare l’elogio della conquista dell’indifferenza, bisogna però anche riconoscere i limiti di questo particolare orientamento sociale, criticandolo. Prima di affrontare la questione sul piano economico, mi sembra utile svolgere qualche breve considerazione generale.

 

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Giovanni Mazzetti,

Responsabile del Centro Studi e Iniziative dell'Associazione per la Redistribuzione del Lavoro

Ultima modifica: 15 Maggio 2016