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“Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria... La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguano il loro compito con il minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà, che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità. Condizione fondamentale di tutto ciò è la riduzione della giornata lavorativa". (Karl marx - Il Capitale - Libro Terzo - Cap. 48 - Pag. 933 Editori Riuniti)

Novità Editoriale

Quaderni di Formazione online

Contro la barbarie sulla previdenza

Dini, Amato Maroni, Fornero, Monti, Renzi, Boeri; come un popolo di ignoranti ha distrutto un patrimonio culturale fondamentale.

Giovanni Mazzetti

Asterios, 2017

... Quest'incapacità di riconoscere il senso positivo, per il costituirsi dell'umanità, delle forme culturali che l'hanno immediatamente preceduto è ciò che contraddistingue anche il barbaro contemporaneo. Potremmo descriverlo all'opera sulle questioni del lavoro, della sanità, della scuola, dell'ambiente ecc. Ma qui ci limiteremo a ricostruire i danni che ha causato e sta causando in rapporto alla previdenza sociale.

Perché introdurre una norma che lascia centinaia di migliaia di persone senza fonti di sostentamento, dopo che sono state costrette a lasciare il lavoro, è barbarie. Perché una strategia che blocca intenzionalmente il fisiologico turnover tra generazioni sul mercato del lavoro, escludendo centinaia di migliaia di giovani da una vita positivamente attiva, è barbarie. Perché l'incapacità di sperimentare la ricchezza del mondo, delegando tutte le possibilità alla potenza del denaro, non è altro che feticismo barbarico. Siamo consapevoli che la distruzione è stata favorita anche dal fatto che la società, che i barbari aggrediscono, è precipitata in uno stato confusionale, che le preclude il riconoscimento del senso e del valore delle stesse istituzioni delle quali si era dotata. Ma questa confusione può essere diradata e superata, senza regredire al passato, come stiamo facendo, ma affrontando creativamente i problemi che, restando irrisolti, hanno permesso il ritardo dei barbari ... Continua la lettura ...

Venerdì 20 ottobre, ore 17, Sala Conferenze COBAS - Viale Manzoni 55

Biblioteca

Quel Pane da spartire.

Teoria generale della necessità di redistribuire il lavoro

La conferma intuitiva della sensatezza dell'approccio alternativo che qui proponiamo viene d'altra parte fornita proprio dalla storia.

Infatti attualmente un lavoratore lavora meno della metà del tempo rispetto ai lavoratori di inizio del secolo scorso, ma riceve in cambio un ammontare di beni e di servizi che è di trenta quaranta volte superiore.

Se esistesse un vincolo economico insuperabile, sulla base del quale ogni riduzione d'orario dovrebbe necessariamente comportare una diminuzione di salario, ciò sarebbe stato impossibile.

Il futuro oltre la crisi

Che le politiche attuali non siano in grado di rispondere alla crisi risulta sempre più evidente. Il ristagno economico si protrae sostanzialmente dalla fine degli anni Settanta. Ciò accade soprattutto perché manca una vera e propria comprensione della natura della crisi.

Emeroteca

Intervista a Giovanni Agnelli (Senior)

La Stampa della Sera del 29-30 Giugno 1932. Intervistatore: Ma praticamente quale dovrebbe essere ora il mezzo ? Senatore Giovanni Agnelli: Ridurre le ore di lavoro, aumentando proporzionalmente il salario ... Continua la lettura su

- Archivio Storico de La Stampa ...

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- Carteggio Einaudi - Agnelli (fonte www.luigieinaudi.it)

Luigi Eiunaudi - La questione delle 8 ore di lavoro

... ... credo che allora soltanto una legislazione sul lavoro, quale è quella vagheggiata dall’Albertini, sarà possibile quando le classi lavoratrici eserciteranno una pressione più forte sugli organi legislativi e  ... Continua la lettura su ...

- Link esterno sul sito Critica Sociale

- Scarica il pdf dell'articolo di Luigi Einaudi

- Scarica il pdf del Libro La questione delle 8 Ore di Luigi Albertini

Il Capitale - Libro I Capitolo VIII -

La giornata lavorativa

Tutti i limiti, di morale e di natura, di sesso e di età, di giorno e di notte, furono spezzati. Perfino i concetti di giorno e di notte, che nei vecchi statuti erano semplici, alla contadina, si confusero tanto che un giudice inglese del 1860 dovette ricorrere a un acume veramente talmudistico per spiegare "con valore di sentenza" quel che sia la notte e quel che sia il giorno. Il capitale celebrava le sue orge. ... continua la lettura ...

Editoriali

Ambivalenza dell'indifferenza

A mio avviso, se storicamente è giusto fare l’elogio della conquista dell’indifferenza, bisogna però anche riconoscere i limiti di questo particolare orientamento sociale, criticandolo. Prima di affrontare la questione sul piano economico, mi sembra utile svolgere qualche breve considerazione generale....

Un governo di ciechi in un paese di ciechi

Non più di tre o quattro settimane fa la trasmissione Report ha mandato in onda la registrazione di una vecchia trasmissione radiofonica della BBC, nella quale John M. Keynes veniva intervistato. Data la sua brevità vale la pena di riportarla...

Marx e Keynes, per non banalizzare le forme dei conflitti di classe

Può chi si schiera a favore della classe lavoratrice determinare un corto circuito tale da ostacolare lo stesso processo di emancipazione per cui si batte? Purtroppo sì. Come ripete insistentemente Marx, prendendosela con le lotte fallimentari dei suoi contemporanei, una cosa è essere depositari della volontà di cambiare le cose, un’altra è aver sviluppato la capacità di farlo

Può il denaro contenere la ricchezza umana che abbiamo prodotto ?

Fissiamo innanzi tutto un punto fermo: il denaro è la nostra ricchezza. Questa può sembrare un’osservazione banale. Ma come vedremo, dietro questa apparente banalità si nasconde una moltitudine di problemi. Esplicitiamo in che senso dobbiamo riconoscere che il denaro è la nostra ricchezza, perché spesso le cose che più influenzano la nostra vita passano inosservate.

Cu cu ... e il denaro non c'è più

Il fondo-sermone di Sartori, «L'idea dei soldi come manna», pubblicato qualche tempo fa dal Corriere della sera sembra essere la ripetizione dell'anatema di Brunetta: «Sgobbate gente, sgobbate ... perché solo la fatica e la sottomissione vi salveranno dal castigo economico»

Uscire dalla crisi ? Non c’è via maestra, né scorciatoie, solo impervi sentieri!

Chiunque abbia l’intenzione, o anche solo il bisogno, di far fronte alla crisi, deve ovviamente interrogarsi sulle vie da intraprendere per conseguire quel risultato, visto che nessuno può aspettarsi che venga da sé. Ed è in questo processo di sofferto confronto con la realtà che la società e gli individui che ne fanno parte possono dimostrare la loro maturità o il perdurare della loro immaturità.

L'esperienza svedese

Reddito di cittadinanza? Critica di una scorciatoia sbagliata

“Reddito minimo e il lavoro esce dalla schiavitù”, titola l’articolo di Piero Bevilacqua ...

Decrescita e altre scorciatoie

Lavori socialmente utili o redistribuzione del lavoro ?

Ogni tentativo di trascendere il rapporto di lavoro salariato quando questo rapporto assicura il normale svolgimento della riproduzione degli ...

"Siamo già nel 1929..."

Intervista di Valentino Parlato a Federico Caffè del 14/11/1979 - il Manifesto

... quel che veramente mi sorprende, mi appare ingenuo nella domanda <<ci sarà un nuovo 1929?>> è che nel ' 29 ci siamo già, ci siamo dentro... continua la lettura

Prospettive economiche per i nostri nipoti

John Maynard Keynes

...In questo saggio, tuttavia, mio scopo non è di esaminare il presente o il futuro immediato, ma di sbarazzarmi delle prospettive a breve termine e di librarmi nel futuro ... Turni di tre ore e settimana lavorativa di quindici ore possono tenere a bada il problema per un buon periodo di tempo ... Continua la lettura

Gli austeri

(Puntata di Report del 12/05/2013)

Redistribuire il lavoro intervista di Ascanio Bernardeschi a Giovanni Mazzetti

Michele Buono è partito dalle parole di Keynes nell'intervista alla BBC del 1942

Interviste, saggi

Ultima modifica: 02 Ottobre 2017