Cookie Policy     Chiudi

Questo sito non utlizza cookies.
Per maggiori informazioni leggi la nostra Cookie Policy

“Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria... La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguano il loro compito con il minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà, che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità. Condizione fondamentale di tutto ciò è la riduzione della giornata lavorativa". (Karl marx - Il Capitale - Libro Terzo - Cap. 48 - Pag. 933 Editori Riuniti)

Quaderni di Formazione online

Biblioteca

Contributi esterni

The why and how of working time reduction

Testo dei sindacati europei UTUI (European Trade Union Institute)sulla riduzione dell'orario di lavoro (in inglese)

Ricerca Melbourne Institute Working Paper

Gli austeri

(Puntata di Report del 12/05/2013)

Michele Buono è partito dalle parole di Keynes nell'intervista alla BBC del 1942

Redistribuire il lavoro intervista di Ascanio Bernardeschi a Giovanni Mazzetti

Newsletter del sito

Decrescita e altre scorciatoie

Reddito di cittadinanza? Critica di una scorciatoia sbagliata

“Reddito minimo e il lavoro esce dalla schiavitù”, titola l’articolo di Piero Bevilacqua ...

Lavori socialmente utili o redistribuzione del lavoro ?

Ogni tentativo di trascendere il rapporto di lavoro salariato quando questo rapporto assicura il normale svolgimento della  ...

Intervista a Giovanni Agnelli (Senior)

La Stampa della Sera del 29-30 Giugno 1932. Intervistatore: Ma praticamente quale dovrebbe essere ora il mezzo ? Senatore Giovanni Agnelli: Ridurre le ore di lavoro, aumentando proporzionalmente il salario ... Continua la lettura su

- Archivio Storico de La Stampa ...

- Scarica il pdf originale dell'articolo

- Leggi la trascrizione dell'articolo

- Carteggio Einaudi - Agnelli (fonte www.luigieinaudi.it)

Luigi Eiunaudi - La questione delle 8 ore di lavoro

... ... credo che allora soltanto una legislazione sul lavoro, quale è quella vagheggiata dall’Albertini, sarà possibile quando le classi lavoratrici eserciteranno una pressione più forte sugli organi legislativi e  ... Continua la lettura su ...

- Link esterno sul sito Critica Sociale

- Scarica il pdf dell'articolo di Luigi Einaudi

- Scarica il pdf del Libro La questione delle 8 Ore di Luigi Albertini

Il Capitale - Libro I Capitolo VIII -

La giornata lavorativa

Tutti i limiti, di morale e di natura, di sesso e di età, di giorno e di notte, furono spezzati. Perfino i concetti di giorno e di notte, che nei vecchi statuti erano semplici, alla contadina, si confusero tanto che un giudice inglese del 1860 dovette ricorrere a un acume veramente talmudistico per spiegare "con valore di sentenza" quel che sia la notte e quel che sia il giorno. Il capitale celebrava le sue orge. ... continua la lettura ...

Emeroteca

Contro la barbarie sulla previdenza

Dini, Amato Maroni, Fornero, Monti, Renzi, Boeri; come un popolo di ignoranti ha distrutto un patrimonio culturale fondamentale.

Il 24 Gennaio alle ore 18.00 Casetta Rossa vi invita alla presentazione del libro di Giovanni Mazzetti “Contro la barbarie sulla previdenza”. Conduce Luigi Di Paola.

Quel Pane da spartire

Teoria generale della necessità di redistribuire il lavoro

La conferma intuitiva della sensatezza dell'approccio alternativo che qui proponiamo viene d'altra parte fornita proprio dalla storia. Infatti attualmente un lavoratore lavora meno della metà del tempo rispetto ai lavoratori di inizio del secolo scorso, ma riceve in cambio un ammontare di beni e di servizi che è di trenta quaranta volte superiore.

Se esistesse un vincolo economico insuperabile, sulla base del quale ogni riduzione d'orario dovrebbe necessariamente comportare una diminuzione di salario, ciò sarebbe stato impossibile.

Il futuro oltre la crisi

Che le politiche attuali non siano in grado di rispondere alla crisi risulta sempre più evidente. Il ristagno economico si protrae sostanzialmente dalla fine degli anni Settanta. Ciò accade soprattutto perché manca una vera e propria comprensione della natura della crisi. La prima parte del volume affronta questa problematica, sia attraverso una ricostruzione storica decisamente originale di quanto è successo negli ultimi quarant'anni, sia approfondendo gli ostacoli culturali che si oppongono ad un possibile sviluppo su una nuova base. La tesi fondamentale, d'impostazione keynesiana, è che le sofferenze sociali attuali non siano la manifestazione di una carenza di risorse, come ritiene il senso comune ...

Come le maree che si susseguono ciclicamente, si torna a parlare di tagli alle pensioni.  Questa volta in rapporto alla proposta di finanziamento del cosiddetto “reddito di cittadinanza” avanzata dai Cinque Stelle.  Interviene sul Fatto Economico del 20 dicembre il Prof. Arrigo (Taglio alle pensioni d’oro:  ecco perché non si può parlare di un’ingiustizia) per sostenere che, anche se si procedesse a tagli a partire da un ammontare di 3.000 euro lordi mensili, non ci sarebbe alcuna ingiustizia.

Notoriamente il  giusto e l’ingiusto sono determinazioni storiche, che mutano più o meno profondamente nel tempo, anche se la maggior parte di coloro che brandiscono queste categorie nel confronto non sono quasi mai consapevoli della natura contingente dei valori che professano.  Per loro il giusto non è dell’uomo, con tutti i limiti storici che ne caratterizzano la cultura acquisita, ma un criterio che lo sovrasta.  L’argomentazione con la quale il Prof. Arrigo giustifica il suo giudizio non fa eccezione perché, come tutti i paladini del giusto, descrive le pratiche sociali diverse da quelle che riesce a concepire, e che considera immanenti, come arbitrarie.  Vale a dire che non sembra essere nemmeno lontanamente consapevole del fatto che esse hanno solide radici in un pensiero economico del quale dà l’impressione di ignorare l’esistenza.  Un sistema di pensiero che, vista la grave crisi di quello oggi prevalente, potrebbe ben presto tornare a rinverdire.  ... Continua ...

Il Pil è morto, lunga vita al PIL

Commento di Giovanni Mazzetti all'articolo del Prof. Andrea Zohk

Egregio Prof. Andrea Zhok,

ho trovato la sua “provocazione” sul PIL, pubblicata sull’Espresso del 22 ottobre, estremamente lucida e coerente. Provo a fare qualche breve riflessione aggiuntiva sul tema che spero possa interessarla.

Perché qualcuno - ma certamente non Kutnes, né Keynes che lo consideravano solo come una misura del prodotto monetario - ha accostato il PIL al benessere?  Per la semplice ragione che fino a ieri la misura della soddisfazione dei bisogni della società era più o meno grossolanamente fornita dalla quantità di lavoro erogata nel periodo considerato. La cosa fu accentuata dal fatto che, a partire dal dopoguerra e fino agli anni ottanta, la maggior parte dell’occupazione aggiuntiva creata era occupazione pubblica (in Inghilterra si crearono cinque milioni di posti di lavoro nel settore pubblico) e quel tipo di ricchezza veniva descritto come prodotto del Welfare State, cioè di uno stato che agiva non più solo in modo assistenziale, ma soprattutto per assicurare “il ben procedere” della società.  ... Continua ...

24

Gennaio

ore

18:00 Casetta Rossa

Interviste, saggi

The means to prosperity

John Maynard Keynes

(link esterno)

If our poverty were due to famine or earthquake or war—if we lacked material things and the resources to produce them, we could not expect to find the Means to Prosperity except in hard work, abstinence, and invention. In fact, our predicament is notoriously of another kind. It comes from some failure in the immaterial devices of the mind, in the working of the motives which should lead to the decisions and acts of will, necessary to put in movement the resources and technical means we already have. ...

"Siamo già nel 1929..."

Intervista di Valentino Parlato a Federico Caffè del 14/11/1979 - il Manifesto ... continua ...

Quaderni di Formazione

Media

Biblioteca

Archivio Centro studi

Risorse della rete

Giovanni Mazzetti,

Responsabile del Centro Studi e Iniziative dell'Associazione per la Redistribuzione del Lavoro

Ultima modifica: 07 Gennaio 2018